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Teatro di Roma-Teatro Nazionale, Teatro Biondo Palermo e Accademia Perduta Romagna Teatri
L'ABISSO
con Davide Enia

Il primo sbarco l’ho visto a Lampedusa assieme a mio padre. Approdarono al molo in tantissimi, ragazzi e bambine, per lo più.
Io era senza parole. Era la Storia quella che ci era accaduta davanti. La Storia che si studia nei libri e che riempie le pellicole dei film e dei documentari.
Ho trascorso molto tempo sull’isola per provare a costruire un dialogo con i testimoni diretti: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i residenti e i medici, i volontari e i sommozzatori. Rispetto al materiale che avevo precedentemente studiato, in quello che stavo reperendo di persona c’era una netta differenza: durante i nostri incontri si parlava in dialetto. Si nominavano i sentimenti e le angosce, le speranze e i traumi secondo la lingua della culla, usandone suoni e simboli. In più, ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe, il vuoto improvviso che frantumava la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile. In questa assenza di parole, in fondo, ci sono cresciuto. Nel Sud, lo sguardo e il gesto sono narrativi e, in Sicilia, «‘a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice», la miglior parola è quella che non si pronuncia.
Ne «L’abisso» si usano i linguaggi propri del teatro (il gesto, il canto, il cunto) per affrontare il mosaico di questo tempo presente.
Quanto sta accadendo a Lampedusa non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti. È per davvero un ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto. E sta cambiando da più di un quarto di secolo.

Come raccontare il presente nel momento della crisi. Questa domanda nasconde continue insidie. In assoluto, il continuo rischio di spettacolarizzare la tragedia. Il lavoro è indirizzato, quindi, verso la ricerca di una asciuttezza continua, in cui parole, gesti, note, ritmi, cunto devono risultare essenziali, irrinunciabili, necessari alla costruzione del movimento interno.
Questo ha determinato il carattere performativo del lavoro in scena, in cui si riproietta se stessi nel preciso stato emotivo che ha generato tutto, immergendosi dentro quell’esatta condizione del sentimento, in un loop che si ripete replica dopo replica, in un ritorno continuo che non ha esito se non il suo essere rivissuto, parola dopo parola, gesto dopo gesto, suono dopo suono, trauma dopo trauma, cunto dopo cunto.

Biglietti €. 15,00 interi - €. 12,00 ridotti

Dal 1° febbraio sarà possibile acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli in programma: on-line sul sito Vivaticket.it - presso biglietterie AMAT/Vivaticket - Call Center 071/2133600

La biglietteria del Teatro delle Api sarà aperta 3 giorni prima dello spettacolo dalle ore 18 alle ore 20 e il giorno dello spettacolo dalle ore 19.

Per informazioni: 346/6286586 dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18 oppure 071/2072439

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STAGIONE 2019 TEATRO DELLE API

6 gli spettacoli di prosa - 5 gli spettacoli fuori abbonamento - 4 gli spettacoli di teatro per bambini e famiglie

STAGIONE 2018 TEATRO DELLE API

5 gli spettacoli di prosa - 4 gli spettacoli di teatro per bambini e famiglie

LO SPETTACOLO I SUOCERI ALBANESI PREVISTO IN STAGIONE PER IL 30 MARZO E' STATO ANTICIPATO AL 29 MARZO. SE AVETE ACQUISTATO I BIGLIETTI RESTANO VALIDI I TITOLI IN VOSTRO POSSESSO.
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